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"Xirumi : il Santuario"

Incontro importante, venerdì 29 gennaio, per i soci dell’Archeoclub di Lentini: l’insediamento del nuovo presidente, prof. Pippo Cosentino, che subentra alla dimissionaria prof.ssa Maria Arisco, adesso Past President, che ha guidato per parecchi anni l’associazione con fantasia, intraprendenza e spirito di abnegazione, riuscendo a promuovere, con appropriate e intelligenti iniziative, la valorizzazione del territorio. Le sue qualità umane e intellettuali hanno creato tra i soci un clima di cordialità e di appartenenza, producendo un sentito spirito di partecipazione e di attivismo. Per il ruolo ricoperto e il lavoro svolto, il riconoscimento espresso nei suoi confronti è stato unanime e autentico, così come sincere sono la stima e la simpatia per il nuovo capace e dinamico presidente.

L’occasione si prestava a un brindisi, ma anche ad un omaggio alla nostra Lentini.

Il dott. Italo Giordano, infatti, archeologo e appassionato studioso del nostro patrimonio culturale, sempre nel corso della stessa serata, ci ha illustrato, supportato da diapositive da lui effettuate durante i lavori di scavo, il sito archeologico di Xirumi, a pochi chilometri da Lentini, che nasconde sotto strati di terriccio reperti di vario genere riconducibili all’età dei Siculi, genti da tempo insediate nella Sicilia orientale prima della colonizzazione greca.

La penuria di fondi, oggi, purtroppo, sta impedendo un adeguato ed esteso lavoro di ricerca e di recupero, indispensabile per ritrovare e portare alla luce un patrimonio archeologico di cui il nostro territorio è ricco: in parte, a dire il vero, grazie all’illuminato interessamento di autorevoli studiosi locali, già rinvenuto, ma non del tutto come l’importanza del sito richiederebbe.

Lentini fu fondata, secondo il racconto di Tucidide, nel 729 a.C. da coloni calcidesi provenienti da Naxos e guidati dal’ecista Teocle sui colli San Mauro e Metapiccola, in una posizione strategica che consentiva il controllo del territorio circostante. Diventa subito ricca e prospera: coltiva l’orzo, alleva i cavalli, erige mura imponenti, costruisce edifici e templi, realizza acquedotti, domina incontrastata i fertili Campi Leontini. Retta nei primi decenni da una oligarchia di cavalieri, classe dominante che riesce ad assicurarsi il controllo della città, cede negli anni successivi ai tiranni di Gela prima e allo strapotere di Siracusa dopo, quando lotte intestine tra aristocratici e democratici, tra nobili e servi, la rendono fragile e vulnerabile.

Nel 214 a.C. le truppe del console Marcello la mettono a ferro e fuoco e Leontìnoi soccombe definitivamente ed entra nell’orbita di Roma.

Inizia un inesorabile declino: la città decade, la popolazione si disperde, l’agricoltura si dissolve.

Cicerone può ben dire nelle Verrine che da “caput rei frumentariae” si era ridotta in “civitas misera atque inanis”.

Caduta Roma, i vandali prima, i bizantini, gli arabi, i normanni, gli svevi, gli angioini, gli aragonesi, gli spagnoli dopo, si susseguono nel suo territorio. Lentini, non più la greca Leontìnoi né la romana Leontini, condivide con tutta la Sicilia le sue travagliate vicissitudini.

Eppure il riscatto non è stato impossibile.

Nei primi anni del cristianesimo la città è stata sede vescovile. Federico II vi soggiorna spesso e vi realizza su progetto di Riccardo da Lentini il Castrum Vetus, baluardo difensivo strategico in una zona strategica della Sicilia orientale. Il Notaro Jacopo, alla corte sveva di Palermo, “sperimenta e inventa” la lingua italiana, utilizzando il volgare della sua terra, così come tanti secoli prima il filosofo Gorgia aveva “sperimentato e inventato” l’arte della parola. L’architetto Riccardo da Lentini, praepositus aedificiorum, disegna e realizza castelli per Federico II in tutta la Sicilia e forse anche fuori dall’isola. Il Conte Alaimo è protagonista di primo piano nella guerra del Vespro (1282-1302). Sono, assieme ad altre, le testimonianze di una vivacità sociale e culturale che a Lentini non è mai venuta meno.

I corsi e i ricorsi della storia hanno spesso scandito le sue sorti.

Le carestie e le epidemie dei secoli bui del medioevo hanno decimato la sua popolazione. I terremoti, soprattutto quello del 1693, il più rovinoso, hanno distrutto case, chiese, edifici e conventi, e devastato le campagne. Qualche negligenza ha fatto il resto.

Ma Lentini ha saputo sempre rialzarsi. Il suo passato, pur tra alterne vicende, ci onora, e nel rispetto di esso ci impone un futuro da costruire al meglio giorno dopo giorno.

Ultimo aggiornamento (25-02-17)

 
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