Lentini in età Romana.

La nostra cittadina, urbs nobilissima nel periodo Greco, fu una ricca e potente colonia calcidese, di cui ci rimangono numerose testimonianze storiche ed archeologiche. Ma ben poco conosciamo del successivo periodo romano: per cercare di fare luce su questo buio pezzo del nostro passato, la nostra Associazione ha organizzato un incontro col prof. Francesco Valenti, che si è tenuto nel pomeriggio di giorno 8 aprile scorso.Colonne romane S. Giovanni alla terme
Ancora una volta, piacevolissima sede dell’evento è stata l’aula magna dell’Istituto di Istruzione Superiore “ Alfio Moncada”, i cui alunni ci hanno accolto con la consueta simpatia, spigliatezza e professionalità .
In un’aula gremita di interessati soci ed ospiti, il Presidente prof. Filadelfio Inserra ha in prima battuta ringraziato la Dirigente Scolastica, prof.ssa Mariella Cucuzza, e tutto il personale dell’Istituto per la squisita ospitalità come sempre offertaci: inizialmente non presente per impegni istituzionali, la prof.ssa Cocuzza è poi intervenuta per esprimere tutta la sua soddisfazione per questi incontri che rafforzano il legame tra scuola e la società civile; nel contempo però ha manifestato tutto il suo rammarico per la prossima cessazione della sua attività presso l’Istituto, conseguente all’accorpamento con il Liceo Vittorini Gorgia, che comporterà un notevole ridimensionamento delle attività della scuola e del personale in essa impiegato.
Il Prof. Inserra ha quindi introdotto il relatore, prof. Francesco Valenti, sintetizzandone il suo ampio curriculum, ben noto comunque alla nostra Associazione, che in più occasioni ha avuto modo di sperimentarne la competenza, in campo storico ed archeologico. Laureato in Lettere Classiche con indirizzo archeologico presso l’Università di Catania, specializzato in Archeologia Classica presso quella di Lecce, e in tecnologie informatiche per i beni culturali presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, già funzionario dell’Assessorato Regionale ai BB. CC., ha coordinato numerose campagne di scavi nel nostro territorio ed all’estero. Autore di diversi articoli scientifici e numerose pubblicazioni (in particolare, la trilogia dedicata alla nostra Città, in diverse epoche della sua storia : “La Città dimenticata”, “La Città del Leone”, “Immagini della Città”), è stato anche fondatore della locale Sezione Archeoclub che ha presieduto per un decennio( di cui è attualmente socio onorario), e Presidente Kiwanis. È stato anche destinatario del premio Pisano Baudo conferitogli dalla nostra sede Archeoclub per la sua intensa attività nella promozione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale; numerose sono state le conferenze nel tempo tenute per la nostra Associazione.
Dopo i saluti agli intervenuti, il relatore ha esordito definendo un azzardo il trattare di Lentini in epoca romana, vista la scarsità di notizie al riguardo. L’assenza di precisi riferimenti ha fatto addirittura pensare che la città non esistesse più, in epoca romana, ipotesi che il prof. Valenti ha tuttavia confutato.
Dopo la conquista del tiranno siracusano Ierone, e del nipote, Ieronimo ( ucciso da congiurati filoromani proprio a Lentini), la città cadde sotto il dominio dei Romani nel II secolo a.C. e fu iscritta nel novero delle città decumane ( città che dovevano corrispondere a Roma un tributo), perdendo quindi la sua autonomia, mentre le terre circostanti divennero “ager publicus”, concesse in affitto dietro pagamento di un canone, in gran parte agli abitanti di Centuripe.
Si venne così a determinare una contrapposizione tra la situazione “ de iure” ( la città non esiste) e “ de facto”.
Le riforme amministrative che interessarono altre città, come Catania e Caltagirone, che rafforzarono la loro importanza, non toccarono Lentini, che andò progressivamente perdendo la sua rilevanza, tanto che Cicerone la definì “ misera atque inanis” ( povera e derelitta).
Non ci sono fonti precise per definire la situazione topografica della città nel periodo: Polibio la descrive prima dell’invasione dei Romani, ma sappiamo che Ieronimo costruì dei fortilizi a difesa dei granai , e che la cinta muraria venne demolita dopo la conquista del 214 a.c.
L’archeologo Paolo Orsi individuò il Foro nella attuale Piazza Umberto, mentre il ginnasio( ove era collocata una statua di Verre) e le terme erano allocate nella zona di
San Giovanni ( San Giovanni ai Bagni), dove ancora oggi si trovano due colonne di epoca romana ( purtroppo non fruibili dal pubblico, in quanto ricadenti su proprietà privata).
Le abitazioni, con ogni probabilità, continuavano ad essere principalmente in grotta.
Anche in età imperiale, continuò l’oblio di Lentini, mai menzionata sia negli atti ufficiali, che dagli storici. Eppure, posta a metà strada tra le città di Siracusa e quella di Catania, la città doveva costituire una tappa imprescindibile per i viaggiatori dell’epoca.
A partire dal terzo secolo d.C. si registra una certa ripresa economica della Città, desumibile dalle vicende narrate nella Storia dei Santi Martiri, e i rinvenimenti archeologici di Paolo Orsi ( un frammento di mosaico di fattura africana, in zona Corderia ) testimoniano che in città esistevano domus patrizie di un certo pregio. Lentini registrava già all’epoca la forte presenza di una comunità ebraica, come appunto si rileva dalla storia dei Tre Santi: a conferma di ciò, il rinvenimento di un sepolcro con i tipici candelabri ebraici a 7 bracci. Numerose altre catacombe sono state scoperte nel sottosuolo della città, ma le uniche oggi rimaste sono quelle visibili nella Chiesa di Sant’Alfio.
Altri reperti di epoca romana sono le masserie fortificate e gli insediamenti rinvenuti in zone rurali, contrada Cucco ,Palazzelli, Passomartino, Sigona; in quest’ultima, Paolo Orsi ha scoperto i resti di una chiesa del secondo secolo d.C.
Con la istituzione della Sede Episcopale, la città recuperò una notevole importanza, mentre la campagna circostante divenne proprietà del Vescovo di Malta, ricostituendo quindi l’unità del territorio.
Al termine dell’incontro, gli interventi e le domande del pubblico hanno confermato l’interesse e la curiosità suscitati da una narrazione sicuramente originale e sconosciuta ai più.
L’incontro si è concluso con l’omaggio al prof. Valenti, da parte del nostro Presidente, di un testo di archeologia del prof. Paolo Giansiracusa “Storia e Linguaggio delle Arti Visive”.
La serata ha avuto un “dolce” epilogo con l’offerta di dolci e succhi di frutta preparati dagli alunni dell’Istituto Moncada, che, ancora una volta, si sono dimostrati ospiti impeccabili.