Il nostro territorio, culla di importanti e raffinate civiltà, è ricco di significative testimonianze del suo glorioso passato ed oggetto di approfondimenti e ricerche da parte di studiosi ed esperti.
E l’incontro organizzato dalla nostra Associazione il pomeriggio del 16 Maggio, presso l’Aula Magna del Liceo Gorgia Vittorini, ha dato la possibilità ai molti soci ed appassionati della materia intervenuti di conoscere ed approfondire aspetti poco noti od addirittura sconosciuti del nostro non indifferente patrimonio artistico.
L’occasione è stata data dalla presentazione della pubblicazione “ Arte bizantina a Lentini: Opere e tradizioni di un’antica città della Sicilia orientale” del prof. Simone Piazza.

Dopo l’introduzione ed i saluti agli intervenuti da parte del Presidente Archeoclub, prof. Filadelfio Inserra, la parola è passata a Carlo Maci, Presidente del G.A.L. ( Gruppo Archeologico Leontino), appassionato di archeologia del nostro territorio e autore di numerosi testi sulla storia antica di Lentini, ben noto ai soci per le conferenze in diverse occasioni tenute per la nostra Associazione.
Ha ricordato l’ultraventennale conoscenza con il prof. Piazza, inizialmente casuale, ma ben presto trasformatasi in un rapporto di stima ed amicizia, per i comuni interessi scientifici, ed ha tracciato quindi un breve curriculum dell’autore: laureato in Storia dell’Arte bizantina presso l’Università della Tuscia, ha intrapreso un’intensa carriera di docente universitario presso diverse Università italiane ( tra le quali anche Catania) ed estere ( in particolare alla Sorbona). Attualmente è professore ordinario di Storia dell’Arte Bizantina presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Autore di numerose pubblicazioni e monografie, da qualche tempo Lentini è diventata l’ambito privilegiato delle sue ricerche, ed il testo presentato nella serata è il pregevole risultato di questo impegno: un corposo volume di oltre 200 pagine, in cui vengono analizzati con estremo dettaglio alcuni esempi dell’arte bizantina locale.
Ha quindi preso la parola il prof. Piazza, che ha tenuto, in prima battuta, a ringraziare il Dirigente Scolastico dell’Istituto che ha ospitato l’evento, i Presidenti G.A.L. ed Archeoclub e tutti i numerosi intervenuti.
Ha quindi rievocato gli inizi , risalenti agli anni 2003/2004 , del suo interesse per il patrimonio artistico del nostro territorio, in particolare i suoi numerosi insediamenti rupestri: Lentini ha un’incommensurabile ricchezza sepolta , è un luogo sacro perché ricco di memoria.
È passato quindi ad illustrare brevemente, con l’ausilio di dettagliate immagini, sette argomenti delle sue ricerche, più approfonditamente trattate nel suo volume:
-LA CHIESETTA DELLO ZITONE.
Scoperta nel 1923 a seguito di scavi condotti dall’archeologo Paolo Orsi, in contrada Cannellazza.

Risale al VI secolo d.c., e vi sono state rinvenute lastre di marmo provenienti da Costantinopoli, nonché pezzi di mosaico con foglia d’oro, per cui si può ritenere una delle più antiche testimonianze di decorazioni musive.
-IL COFANETTO D’AVORIO PRESSO LA CHIESA DI SANT’ALFIO .
Si tratta di un reliquiario, che la tradizione attribuisce al trasporto delle reliquie dei Tre Santi Fratelli, Alfio, Filadelfo e Cirino, dal monastero basiliano di San Filippo di Fragalà (ME) a Lentini. Il prof. Piazza non ritiene tuttavia attendibile tale ipotesi; a suo parere l’oggetto è di epoca antecedente ( alto Medioevo , ca. 700 dc) e la cassettina potrebbe aver ospitato una reliquia dell’epoca delle Crociate, lo testimonierebbe la Croce incisa nella parte anteriore dell’oggetto: le decorazioni esterne, invece, sarebbero state realizzate posteriormente, applicando lamine dorate in epoca successiva ( 1500).
-STAUROTECA ( dal greco Stauros - croce e Teca- custodia) anch’essa presso la Chiesa di Sant’Alfio.
Realizzata in steatite, un minerale di colore azzurrino, anch’essa è un reliquiario che custodisce, secondo la tradizione, frammenti della vera croce di Cristo.
Proveniente da Costantinopoli, risale all’ XI secolo. Ai lati della croce inserita al centro del coperchio scorrevole sono ritratti l’imperatore Costantino e la madre Elena e, nella parte superiore, due arcangeli.
⁃ LA PICCOLA CAMPANA IN BRONZO
È stata rinvenuta da Paolo Orsi nei pressi della Chiesa della Catena, nel 1927, ed è ora ospitata al Museo Orsi di Siracusa ( un altro dei tesori sottratti alla nostra città, al pari del Kouros e del Mausoleo di Eleonora di Branciforti) .
Nella tradizione bizantina le campane non esistevano; l’unica eccezione erano piccole campane per richiamare i monaci alla preghiera o ai pasti. L’iscrizione alla base dell’oggetto riporta il salmo 26.1 e la frase “ Gesù Cristo Vince”.
È lecito quindi ritenere che sul luogo del rinvenimento esistesse un monastero bizantino.
-AFFRESCO DEL GIUDIZIO UNIVERSALE NELLA CHIESA RUPESTRE DEL CROCIFISSO .
Dipinto monumentale sulla parete ove si apre un arco. Nella parte superiore si intravedono San Giovanni Battista, l’Arcangelo Michele che pesa i peccati, ed il Cristo mentre nella parte inferiore scene dell’Inferno ( serpenti che mordono i dannati) .
L’affresco è molto rovinato, ed un intervento potrebbe essere solo conservativo. La nostra Associazione aveva manifestato l’intenzione di contribuire al suo restauro ( così come fatto per altri affreschi della Grotta: la Madonna del Latte, Cristo viandante e San Cristoforo, etc.) , ma il costo si è rivelato eccessivo, per le nostre finanze.
Quest’opera è la più antica testimonianza di Giudizio Universale e si sviluppa in senso orizzontale, anziché verticale, come i dipinti sulle altre pareti. Questi sembrano rifatti, probabilmente a causa di un evento rovinoso che aveva danneggiato gli affreschi originali.
-ARCOSOLIO CON DEESIS DELLA CHIESA MADRE.
Si trova nella cappella dei Tre Santi, nella navata destra, scavata nella roccia.
Si ha traccia di questo sito già nell’ottavo/ nono secolo; la pittura risale al XII Secolo e raffigura Cristo tra la Vergine e San Giovanni Battista; probabilmente era il sepolcro di un Vescovo dell’epoca.

-LA MADONNA DEL CASTELLO.
Il culto di questa Madonna, anche nota come Odigitria, compatrona di Lentini, era vivo nella città di Lentini sino al 1900, poi soppiantato da quello dei Tre Santi; la Madonna era invocata a protezione dalle calamità.
Il dipinto, risalente al XIII secolo, originariamente era custodito nella Chiesetta del Castellaccio, di cui ora si può vedere parte dell’altare.
Dopo il terremoto del 1693 fu trasferito nella Chiesa di Sant’Alfio, dove si trova tuttora.
La leggenda attribuisce il dipinto all’evangelista San Luca, e narra che era miracolosamente giunto per via mare e conteso dai Catanesi e dai Lentinesi, che se l’erano poi aggiudicato. Un racconto molto simile a quello di tante altre effigi della Vergine che la tradizione vuole portate dai flutti .
Il quadro raffigura la Vergine con il Bimbo in braccio, su uno sfondo in oro, oggi molto deteriorato.
La copertura d’argento a protezione del dipinto è testimonianza di raffinato artigianato.
Si è così conclusa questa necessariamente concisa ma ugualmente interessante relazione, che ha suscitato nei presenti molta curiosità per aspetti poco noti, ma estremamente affascinanti, del nostro patrimonio artistico, come hanno evidenziato i numerosi interventi del pubblico.
Con i saluti ed i ringraziamenti del prof. Inserra, e l’omaggio al prof. Piazza di alcuni testi a carattere archeologico ha avuto termine questa piacevole serata.

