Tour di Messina e dintorni
Il ponte del 25 Aprile, quest’anno dal Venerdì alla Domenica, era un’occasione troppo ghiotta, per lasciarsela sfuggire: e così il Consiglio Direttivo della nostra Associazione, sin dallo scorso mese di Gennaio, ha cominciato ad organizzare un weekend, per il 25, 26 e 27 Aprile, al quale i soci hanno subito aderito con il consueto entusiasmo, tanto che, nello stesso giorno della comunicazione da parte del Presidente, si è raggiunto il numero massimo di partecipanti e le prenotazioni si sono chiuse.

La scelta della destinazione , dopo una attenta disamina, è caduta sulla città di Messina e località viciniori, e l’organizzazione del l’escursione è stata affidata al tour operator Pokemon, in passato già favorevolmente sperimentato.
E così, il giorno 25 Aprile, di buon mattino, 51 entusiasti soci si sono ritrovati per raggiungere in autobus la prima tappa prevista dal nostro tour: la città di Messina, dove ci aspettava Costanza, la simpatica e trascinante guida che ci avrebbe accompagnato per buona parte della giornata.
Prima sosta, al Museo Regionale di Messina, inizialmente ubicato in un’antica filanda riconvertita in spazio espositivo, e successivamente ospitato in un moderno edificio, adiacente alla filanda, solo da pochi anni completato ed aperto al pubblico: già all’esterno, negli spazi verdi che circondano la struttura, è possibile ammirare reperti costituiti da frammenti architettonici ed elementi decorativi recuperati dalle macerie di edifici e monumenti distrutti dal disastroso terremoto, e successivo maremoto, che nel 1908 annientò la città, causando decine di migliaia di vittime.
All’interno del moderno edificio è stato inglobato ciò che resta dell’antica Chiesa di San Salvatore dei Greci, e della sottostante cripta, in cui sono ancora visibili i colatoi utilizzati per la mummificazione dei defunti, secondo la pratica dei “ putridari “, presenti in molte chiese, tra le quali la nostra Chiesa Matrice di Sant’Alfio.
Il museo ospita numerosissimi pregevoli reperti, cronologicamente suddivisi, e la sua visita avrebbe sicuramente meritato una maggior durata rispetto alle due ore circa che abbiamo potuto dedicarvi: ma la attivissima Costanza ci ha comunque condotto ad ammirare i pezzi più significativi delle varie collezioni; il rostro bronzeo di una nave romana, perfettamente conservato ; una delicatissima Madonna in trono con il bambino, di epoca bizantina, la così detta Madonna della Ciambretta; la trecentesca Madonna degli Storpi, scultura che rappresenta una Madonna col Bambino, che deve il suo appellativo alla innaturale posizione degli arti dei soggetti; un suggestivo crocifisso di opera medievale; alcune opere del grande Antonello da Messina: il Polittico di San Gregorio, (costituito da cinque splendide tavole raffiguranti la Madonna col Bambino, San Gregorio e San Benedetto, l’Angelo Nunziante e l’Annunziata) ed una piccola tavoletta bifronte con, da un lato, una Madonna con Bambino, e dall’altro il Cristo.
E ancora, opere di Caravaggio (la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Pastori), un magnifico tondo policromo di Andrea della Robbia, una Madonna del Gagini, opere di Montorsoli, allievo di Michelangelo Buonarroti ( Nettuno e Scilla, due potenti sculture, originariamente facenti parte di una fontana distrutta dal sisma).
Ultimata la visita del Museo, abbiamo raggiunto il Duomo e la prospiciente torre dell’Orologio, con una piacevole passeggiata che ci ha consentito di ammirare interessanti esempi della architettura cittadina, dopo la ricostruzione post terremoto, in particolare alcuni palazzi esempi del liberty messinese, opere del famoso architetto Coppedé.
Giunti a mezzogiorno nella piazza del Duomo, abbiamo potuto assistere all’originale spettacolo offerto dall’orologio meccanico-astronomico integrato nel campanile stesso, visitabile anche all’interno, per ammirarne i complicati meccanismi che lo animano. Ma il poco tempo a disposizione non ci ha consentito la visita, tuttavia anche la sola visione esterna di questa particolarissima struttura ci ha riempito di stupore: realizzato da artigiani tedeschi, è il più grande e complesso orologio di questo tipo del mondo. E ammirarne le varie parti che lo compongono lascia davvero meravigliati, per l ‘ingegno e l’eleganza artistica che lo contraddistinguono: sulla facciata che da’ sul sagrato, si alternano sei riquadri che ospitano i personaggi delle diverse scene animate, mentre ai lati si ammirano i quadranti delle ore, il calendario perpetuo e la luna, che alterna le sue varie facce.
Anche solo spiegarne il funzionamento e le caratteristiche richiede una competenza ed una memoria non comuni, e la nostra guida Costanza lo ha fatto magistralmente, lasciandoci tutti a bocca aperta, soprattutto quando , a mezzogiorno in punto, è iniziata l’attività che ogni giorno richiama innumerevoli turisti.
Mentre ogni quarto d’ora le due figure animate femminili nella parte centrale ai lati del gallo battono i quarti e le ore ed il carosello delle età, alle ore dodici si scatena uno spettacolo incredibile : il leone nella parte più alta comincia ad agitarsi e ruggire, con un verso davvero inquietante, il gallo canta, ed inizia il carosello di varie scene bibliche e simboliche , mentre la Chiesa di Montalto ( che nella realtà sorge sulla collina di fronte, e per la città di Messina riveste un importante significato religioso e storico) si erge lentamente fino a svettare in tutta la sua magnificenza.
Un magnifico spettacolo, che da solo vale la visita di questa bella città sullo Stretto.
Terminato questa suggestiva visione, abbiamo raggiunto, alle spalle del Duomo, la “Osteria del Campanile”, il locale dove abbiamo consumato un buon pranzo ristoratore dopo le fatiche della mattinata.
Nel primo pomeriggio, è ricominciata la nostra esplorazione delle vicinanze, ammirando gli ampi viali che caratterizzano la città, dopo la ricostruzione pressoché totale, conseguente al terribile sisma del 1908, e le eleganti costruzioni come il Tribunale, il Palazzo delle Poste, quello della Provincia, il Palazzo Municipale ( che i messinesi conoscono come Palazzo dei “ buddaci”, dalle sculture di due pesci dalla bocca aperta, che simboleggiano il carattere degli abitanti della città, ciarlieri, chiacchieroni, ma inconcludenti), e la elegante Galleria, in stile liberty, che richiama quelle di Napoli e Milano.
Una breve sosta per ammirare, solo dall’esterno, la Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani, edificata nel periodo bizantino e quindi cappella reale in epoca aragonese, e la raffinata statua in bronzo di Don Giovanni d’Austria, il nobile condottiero, autore della vittoria nella battaglia di Lepanto contro la flotta turca.
Ultima tappa della nostra visita, il magnifico Duomo, dedicato alla Madonna dell’Assunta ( in onore della quale si svolge, il 15 Agosto, una rinomata festa, che attira ogni anno migliaia di turisti), originariamente edificato in epoca normanna e più volte ricostruito, da ultimo a seguito del terremoto del 1908 e poi dei pesanti bombardamenti della seconda Guerra Mondiale.
La facciata esterna presenta un bel portale in stile gotico, mentre, all’interno , l’occhio del visitatore è immediatamente colpito dallo splendido soffitto ligneo e dal meraviglioso pavimento marmoreo, che conferiscono al tempio una eleganza particolare.
Tante le pregevoli opere artistiche custodite nella basilica ; abbiamo ammirato in particolare i bei mosaici delle absidi, ( in quella centrale un Cristo Pantocratore , a sinistra una Vergine in Trono con Bambino, a destra San Giovanni Evangelista tra i Santi Basilio e Nicola) ed una statua di Antonello Gagini, raffigurante S. Giovanni Battista. Il Duomo ospita anche il secondo organo più grande d’Italia, dopo quello di Milano.
Ma una coincidenza che ci ha parecchio colpiti è stata la presenza, in una teca di vetro, delle reliquie ( tre pezzi di ossa del cranio) dei nostri Tre Santi, normalmente custoditi nel Tesoro della Basilica, ma che quel giorno erano stati estratti per essere consegnati ad una delegazione del paese di Sant’Alfio ( alle pendici dell’Etna), anch’esso dedicato ai nostri stessi Santi Patroni. Una curiosa fatalità, come se i nostri Tre Santi avessero voluto salutarci…Terminata la nostra visita del Duomo, abbiamo fatto una breve sosta per ammirare l’antistante Fontana di Orione, realizzata dal Montorsoli nel 1500, in marmo di Carrara, decorata con statue che rappresentano diverse figure mitologiche ed i quattro fiumi più importanti del mondo ( secondo i messinesi…): Nilo, Tevere, Ebro e Camaro ( il piccolo torrente che scorre nella zona, ed alimenta la fontana stessa).
Si era ormai fatta l’ora di ripartire alla volta della successiva tappa, la cittadina di Capo d’Orlando: salutata affettuosamente l’eccellente Costanza che, con la sua competenza ed il suo entusiasmo, ci ha fatto apprezzare i tesori di una bella città, spesso conosciuta solo per la sua Madonnina a protezione dello Stretto, e per i traghetti che collegano la nostra isola al continente, siamo risaliti in autobus e, percorrendo un breve tratto della panoramica autostrada Messina-Palermo, abbiamo raggiunto il nostro hotel, Il Mulino, una confortevole struttura sul lungomare di Capo d’Orlando: affacciandosi dai balconi delle camere, era possibile ammirare fantastici tramonti sul Mar Tirreno, con il profilo delle isole Eolie che si stagliavano all’orizzonte: un panorama che, da solo, valeva il viaggio. Qui avremmo trascorso le successive due notti, e consumato i pasti della serata e del giorno seguente.
Il mattino successivo, ci siamo diretti verso Frazzanò, un piccolo paesino arroccato sulle colline alle pendici dei Nebrodi, raggiunto attraverso tortuose stradine che avrebbero messo in difficoltà qualsiasi autista, ma non il nostro, che riusciva comunque a superare agevolmente curve sinuose e strettoie a strapiombo su panorami spettacolari.
Meta della nostra visita mattutina era il Monastero di San Filippo di Fragalà, a poca distanza dall’abitato.
Posta su un’altura che abbiamo raggiunto con una navetta, vista l’impossibilità dell’autobus di inerpicarsi sino alla costruzione, l’Abbazia è nota ai cittadini del nostro paese per le vicende legate al recupero, da parte di una spedizione di cavalieri lentinesi, delle reliquie dei Tre Santi protettori della nostra città, che erano stati in precedenza affidati al Monastero di Fragalà, per sottrarle alle razzie dell’invasione turca.
Accompagnati da una guida che ci ha intrattenuto sulla storia e le caratteristiche del sito, abbiamo potuto apprezzare il fascino di questa antica Abbazia, che evoca ancora atmosfere medievali.
Il primo cenobio risale all’anno 495, ma il monastero acquistò particolare rilevanza grazie alla protezione del conte Ruggero, intorno all’anno 1.000, quando, sotto la guida del priore Gregorio, divenne importante centro di spiritualità, per la presenza di monaci basiliani. La sua importanza andò progressivamente riducendosi, fino a quando nel 1866, a seguito della soppressione delle corporazioni religiose, i monaci abbandonarono il sito.
Il convento ospitava una ricca biblioteca ed una importante raccolta di pergamene greche e latine ( alcune copie dei quali sono visibili in una saletta adiacente l’ingresso), oggi custodite presso l’Archivio di Stato di Palermo.
Il fabbricato ha un impianto a forma di un quadrato irregolare, e si articola su due elevazioni, attorno ad un cortile interno: al piano terra, locali a suo tempo utilizzati come depositi, magazzini, stalle, refettorio e cucine, al primo piano, le celle dei monaci e del priore. Annessa al convento, la piccola chiesa, una semplice aula, con pavimento in maioliche del Seicento: le pareti erano decorate con affreschi, del XII secolo, ora parecchio deteriorati, che si intravvedono appena nell’abside centrale e nelle due piccoli laterali. Ultimata la visita di questo piccolo e suggestivo gioiello, siamo rientrati in hotel per il pranzo, e nel primo pomeriggio ripartiti alla volta di San Marco d’Alunzio, graziosissima cittadina nel Parco dei Nebrodi, facente parte del circuito dei borghi più belli d’Italia.
Il centro conserva ancora una caratteristica e suggestiva struttura medievale ed è arroccato su un colle da cui si ammira un affascinante paesaggio, che spazia dalla costa del Tirreno, con le isole Eolie sullo sfondo, alle verdi vallate coltivate a vigneti ed oliveti, ai profili delle catene montuose dei Nebrodi.
Accompagnati da una guida locale, abbiamo visitato alcuni dei più significativi edifici religiosi del paese ( che conta ben 22 Chiese): la Chiesa di Santa Maria dell’Aracoeli, con un bel portale barocco e, all’interno, un interessante crocifisso ligneo; la Chiesa Madre, dedicata a San Nicola e San Marco Evangelista, edificata in pietra e marmo rosso locale; la Chiesa di San Basilio, risalente ad epoca medievale, all’interno della quale si custodisce una statua lignea del Santo, fondatore dei cenobi basiliani: ospita anche una comunità ortodossa, e nel locale a fianco si può ammirare una piccola raccolta di icone originali; la Chiesa della Madonna delle Grazie ( o di Sant’Agostino), all’interno della quale abbiamo ammirato una statua della Madonna, di marmo, di scuola gaginiana, e due mausolei in marmo bianco e rosso, che ospitano le spoglie di esponenti della nobile famiglia Filingeri; accanto si trovano i ruderi di un antico convento.
Il mattino del giorno successivo, ultimo, ahimè, della nostra escursione, abbiamo lasciato l’hotel per raggiungere la tappa finale del tour: il parco Jalari, in prossimità della cittadina di Barcellona Pozzo di Gotto. Si tratta di un parco-museo, su un terreno esteso oltre 35 ettari, nato, circa 50 anni fa, dalla fantasia e dallo spirito d’iniziativa dei fratelli Pietrini, Mariano, scultore, che si è occupato degli aspetti artistici del progetto, e Salvatore, ingegnere, che ha curato quello architettonico.
Una simpatica guida, di origine francese, ma ormai ben inserita nella realtà siciliana , ci ha illustrato l’interessante storia di questa particolarissimo progetto, accompagnandoci poi alla sua scoperta.
Jalari, che prende il nome da un termine arabo che significa “ pietre luccicanti”, come quelle tipiche del territorio, con le quali sono state realizzate le sculture disseminate nel parco, nasce su un terreno assolutamente brullo, trasformato in un verdissimo parco, grazie alla piantumazione di migliaia di piante di specie diverse; è attraversato da piacevoli viali lastricati, cosiddetti “ giacati”, contrassegnati da nomi fantasiosi ( Viale della Confusione, della Riflessione e dei Ripensamenti, dell’Amore e della Vita, etc.etc.), ai cui lati si possono ammirare originalissime sculture, circa 3.000, ispirate al mito, ai sentimenti ed alle passioni umane, e fontane in pietra locale. Ma Jalari ha anche un interessante aspetto etnografico: vi sono state infatti ricreate numerose botteghe artigiane, officine, abitazioni dei secoli passati, attrezzate con gli originali arnesi e dotazioni dell’epoca: una casa contadina dell’800, la bottega del sarto, del fabbro, dello “ spiritaru”, dello speziale, e di tanti altri mestieri, ormai scomparsi o profondamente trasformati: un viaggio a ritroso nel tempo…Terminata questa interessante visita, ci siamo diretti verso la cittadina di Milazzo, famosa in quanto porto d’imbarco per le isole Eolie: qui abbiamo consumato un gustoso pranzo presso la trattoria “ La Campagnola”.
Il programma prevedeva, nel primo pomeriggio, la visita della piccola chiesetta rupestre del Santuario di Sant’Antonio, a Capo Milazzo ; ma, a causa del protrarsi delle attività precedenti, si è deciso di soprassedere, dedicandoci, in sostituzione, ad una simpatica e rilassante passeggiata sul lungomare di Milazzo, al termine della quale siamo risaliti in autobus, per ritornare alle nostre case.
Si è conclusa così questa piacevole escursione, che, ancora una volta, grazie all’impegno del nostro Presidente e dei Consiglieri che lo collaborano, è stata per i soci una bella occasione di svago, conoscenza, amicizia.

