Tra le tante attività che scandiscono la vivace attività del nostro sodalizio, l’annuale viaggio “lungo”  è sicuramente uno degli appuntamenti più attesi, soprattutto dai soci più  “girovaghi”.
La scelta della destinazione è sempre piuttosto complessa e impegnativa, per la necessità di compenetrare le diverse esigenze e venire incontro, per quanto possibile, ai desideri di una fetta quanto più larga possibile di partecipanti.
Dopo attente valutazioni, la scelta del  nostro Consiglio Direttivo è caduta, quest’anno, su una meta particolarmente intrigante, la Thailandia, l’antico Siam, paese dall’indiscutibile fascino esotico, ricco di bellezze artistiche e naturali.
Avvalendoci, come di consueto, dei servizi della Agenzia di Viaggi ‘’Deserto Rosso’’ e del Tour Operator ‘’Top Viaggi’’, che in passato hanno organizzato per noi riuscitissime escursioni, abbiamo acquisito e sottoposto ai soci un articolato ed interessante programma, che ha trovato adesione da parte di 29 partecipanti, che, la mattina del 1° Giugno, si sono ritrovati, emozionati e ansiosi di vivere questa bella avventura, alla volta dell’aeroporto di Catania, dal quale, con un breve scalo a Roma, si sarebbe raggiunta la capitale, Bangkok.
A Catania, l’incontro con l’incaricato della Top Viaggi, Filippo Pesce, che ci avrebbe accompagnato, con impegno e dedizione, per tutta la durata del viaggio, aiutandoci a risolvere quotidianamente le incombenze ed i piccoli inconvenienti che possono verificarsi in viaggio, peraltro in un paese così diverso dal nostro.
Dopo esserci riuniti con i tre partecipanti che partivano dall’aeroporto di Roma, alle 15,15 il nostro volo Ita Airways è finalmente decollato verso la nostra ambita meta. Il volo è stato piuttosto lungo (circa 11 ore), ma tra chiacchiere, film, sonnellini, spuntini vari il tempo è trascorso comunque, ed alle 7 del giorno 2 Giugno (con una differenza di cinque ore dal nostro fuso orario) siamo atterrati all’aeroporto internazionale di Bangkok ( la città degli Angeli, come la definiscono i suoi abitanti), dove abbiamo incontrato la nostra guida tailandese, la simpaticissima Nary Namrat, che per otto giorni sarebbe stata il nostro Virgilio, facendoci scoprire ed apprezzare, con non comune competenza e disponibilità, le bellezze, la storia e le tradizioni di questo affascinante paese.
Dopo il disbrigo delle formalità doganali, ed il ritiro dei nostri bagagli, fortunatamente senza intoppi, abbiamo avuto la nostra prima, forte esperienza del clima thailandese: un intenso caldo umido, pesante anche per noi siciliani abituati a temperature di tutto rispetto; fortunatamente, però, il clima è stato comunque clemente, risparmiandoci le temute piogge monsoniche previste nel periodo, e regalandoci anche belle giornate di sole. Ad attenderci fuori dall’aeroporto, il pullman che ci avrebbe trasportato in giro per tutto il paese, per l’intera durata del tour.
 Anche se un po' di stanchezza cominciava a farsi sentire, dopo quasi venti ore di viaggio, siamo subito partiti alla scoperta di questa tentacolare città, che ci ha sin dal primo momento stupiti per la sua grandezza (oltre 10 milioni di abitanti), la modernità delle sue zone commerciali e residenziali, l’intensità del suo traffico . Raggiunto il centro  della città, ci siamo diretti verso il Wat Phra Kaew, un complesso di circa 100 templi ricchissimi di articolate decorazioni, statue, dipinti, che celebrano la grandezza di Budda; all’interno del più importante e ricco di ornamenti di questi templi abbiamo potuto ammirare il prezioso  Budda di Smeraldo, una statua di giada verde, alta circa 50 cm, che raffigura il dio, seduto su un trono di legno intarsiato e finemente decorato, ed abbigliato con preziosissime vesti. Un trionfo di sfarzosa ricchezza, che contraddistingue tutta l’architettura e la statuaria tailandese, e che nella capitale raggiunge il suo massimo fulgore.
Successiva tappa, presso il Wat Pho, altro complesso di  templi (la parola Wat significa proprio “ tempio”) che ospita innumerevoli statue di Budda, la più famosa e stupefacente delle quali è il Budda sdraiato, lungo 46 metri, tutto rivestito di oro e madreperla, una scultura che ci ha lasciato strabiliati per la sua ricchezza ed imponenza.
Costeggiando sontuose costruzioni e palazzi variopinti, tra cui il Palazzo Reale (peraltro, proprio nei giorni della nostra visita si festeggiava il compleanno della regina, e la città era addobbata con ritratti della coppia reale, decorati con elaborati  ed eleganti festoni di color bianco e lilla) siamo ritornati al nostro autobus, per raggiungere il locale dove avremmo consumato il nostro primo pasto tailandese, lungo il fiume che attraversa tutta la città, ricchissima anche di canali artificiali, tanto che la città stessa è stata definita la Venezia d’Oriente. Al termine, ci siamo finalmente diretti verso il nostro primo hotel, il Maison, una moderna ed elegante struttura, dove finalmente ci siamo potuti rilassare, usufruendo anche della bella piscina, prima della cena. Dopo cena una breve passeggiata nelle vie adiacenti all’albergo; zona ricchissima di locali, al centro della movida cittadina, dove, purtroppo, abbiamo potuto capire che il vituperabile fenomeno del turismo sessuale non è stato ancora eliminato, ma anzi appare ancora piuttosto fiorente; un aspetto della città che ci ha lasciato parecchio sconcertati, a causa della giovanissima età, in molti casi, degli oggetti di questo triste mercato.
L’indomani, rinfrancati da un buon sonno ristoratore, che ci ha fatto superare gli inevitabili disagi del jet lag, abbiamo ripreso la nostra visita della città, iniziando dal vasto quartiere cinese, visitando dapprima il tempio Wat Trainit, che ospita un altro prezioso simulacro di Budda, seduto con le gambe incrociate, realizzato in oro massiccio, una delle statue più preziose al mondo, ed addentrandoci quindi nelle viuzze e tra le bancarelle del mercato, brulicante di vita,  odori, colori, con mercanzie le più disparate e strane; un viaggio emozionante in un mondo sconosciuto ma affascinante.
Abbiamo di seguito percorso la via dell’oro, lungo la quale  si susseguono  le vetrine di molteplici  gioiellerie, zeppe di preziosi, in verità molto lontani dal nostro gusto occidentale, giungendo ad un altro complesso religioso, costituito da piccoli, particolari templi: quello della prostituzione, quello dei giocatori d’azzardo, quello delle bare offerte dai cittadini ai più bisognosi. Qui abbiamo vissuto una particolare esperienza, quella della benedizione impartitaci da un monaco buddista.
Dopo il pranzo, consumato in un locale affacciato sul fiume Chao Praya, dove abbiamo gustato piatti della tradizionale culinaria thailandese, ci attendeva una piacevole escursione sulle acque del fiume che attraversa la città, di un particolare color marroncino, dovuto, come ci ha spiegato Nari, alla conformazione del fondo argilloso. A bordo di un tradizionale battello, abbiamo navigato lungo uno dei tanti canali affluenti del fiume, osservando da una prospettiva diversa aspetti caratteristici di questa affascinante città, come ad esempio le tradizionali case su palafitte, realizzate per evitare l’allagamento delle abitazioni a causa delle abbondanti piogge monsoniche tipiche di queste zone, caratterizzate da un clima tropicale. Un fortuito ma un po' inquietante incontro è stato quello con alcuni varani  d’acqua, rettili di grosse dimensioni, che vivono sulle rive dei fiumi, piuttosto comuni sul territorio.
Tornati sulla terraferma, ci aspettava una visita al mercato degli amuleti, sulle cui numerose bancarelle fanno bella mostra di sé minuscoli portafortuna che raffigurano piccoli Budda, monaci, animali,  ed altri soggetti, a carattere religioso; un luogo  silenzioso e raccolto, molto diverso da tutti gli altri mercati chiassosi e pieni di vita visitati durante il nostro tour.
Dopo cena, un gruppetto di instancabili gaudenti ha deciso di regalarsi un’altra  esperienza unica, concedendosi un cocktail al 63° piano di un grattacielo della città, sulla terrazza panoramica di un bar famoso per esservi state girate alcune scene del film “Una notte da leoni”. Da qui, si poteva ammirare uno straordinario panorama, a 360 gradi, delle sfavillante luci della città.
Il giorno seguente, di buon mattino, ci attendevano altre due iconiche esperienze, imperdibili per chi visita il paese: il mercato sulla ferrovia (una serie di piccole bancarelle con le più svariate mercanzie, collocate a ridosso dei binari, che vengono  smontate a tempo di record al passaggio del treno, che transita  a raso della folla di avventori e dei tanti turisti, fischiando allegramente al suo passaggio, e poi rimontate, altrettanto velocemente), e quello galleggiante, che si svolge su un canale principale ed altri stretti affluenti; qui i venditori espongono le loro merci sulle tipiche imbarcazioni thailandesi, a disposizione degli acquirenti, locali, ma soprattutto turisti, che solcano gli stretti  e tortuosi canali a bordo di imbarcazioni a motore; frutta, verdura, generi di abbigliamento, ma anche souvenir, fanno bella mostra di sé, in attesa dei compratori, che da una barca all’altra trattano il prezzo dei prodotti cui sono interessati, come in quasi tutti i paesi orientali, infatti, l’arte della contrattazione è imprescindibile, per spuntare prezzi equi.
Come per il mercato sulla ferrovia, anche questa è stata un’esperienza divertente, anche se forse si è perso un po' dell’originario fascino della tradizione, come per tutte la attrazioni prettamente turistiche.
Dopo un gustoso pranzo in un tipico locale immerso nel verde, siamo ripartiti alla volta di Ayuttaja, la antica capitale del Paese, che avremmo raggiunto con un lungo trasferimento di oltre 250 chilometri, interrotto da una  breve sosta per ammirare il Palazzo Reale, cosiddetto d’Estate, un complesso di edifici di vari stili architettonici, cinesi ed occidentali, Immerso nel verde di splendidi giardini in stile europeo, e circondato da un lago sul quale si affaccia un  grazioso padiglione in stile orientale, è stato in passato abitato dalla famiglia reale, ma non più utilizzato dall’attuale sovrano.
Il giorno seguente, la prima parte della mattinata è stata dedicata alla visita dell’affascinante parco storico di Ayuttaia, un complesso archeologico che ha ricevuto dall’Unesco il riconoscimento di patrimonio dell’umanità. Si estende su un ampio territorio, e le rovine dei diversi edifici testimoniano la ricchezza dell’antico regno siamese, tra pagode campaniformi, statue di Budda, costruzioni nel tipico stile architettonico Khmer ( che ricordano molto da vicino il tempio di Angkor Wat, in Cambogia); particolarmente curiosa la testa in pietra del Budda,  avvolta dalle radici di un secolare albero sacro.
Conclusa questa affascinante immersione nella storia antica del paese, siamo ripartiti alla volta di Lopburì,  oggi conosciuta come città delle scimmie; migliaia e migliaia di macachi hanno infatti invaso l’abitato, creando seri problemi ai cittadini, spesso costretti ad abbandonare le loro attività e le loro abitazioni, assediate da questi furbissimi ed intraprendenti animaletti, che hanno occupato anche un intero tempio nel centro della città. Con una breve passeggiata, abbiamo potuto osservarli da vicino, e divertirci per i loro buffi tentativi di ottenere dagli umani cibi di cui sono ghiotti: frutta, verdura, dolcetti.
Ripartiti verso la città di Sukhotthai, dove avremmo trascorso la notte, abbiamo consumato il pranzo in una piacevole struttura, sulle rive di un grazioso laghetto, immersi nel verde di  una rigogliosa natura. Nel pomeriggio una sosta presso un monastero  in una verde vallata, ai piedi delle montagne: anche qui, una folta colonia di scimmie, che abbiamo potuto osservare nelle loro quotidiane attività: madri con i piccoli attaccati sulla schiena, o intente ad allattarli, baruffe tra i maschi più aggressivi,  spericolate evoluzioni dei giovani tra i rami degli alberi.
Anche in questa giornata, era previsto un lungo spostamento per raggiungere la tappa successiva (complessivamente, alla fine del tour, avremmo percorso oltre 1.200 chilometri), ma questi tragitti ci hanno dato la possibilità di ammirare  dai finestrini del bus la lussureggiante natura e la vita quotidiana di questo splendido paese: bananeti, palmeti, risaie, che si alternano a intricate foreste verdissime, dove crescono piante di tutte le specie, piccoli paesi brulicanti di vita, giungle dove si immagina possano nascondersi animali esotici o feroci…
A tarda sera, abbiamo raggiunto l’hotel dove avremmo trascorso la notte: un magnifico resort  in puro stile thailandese, che si distingue per la lussureggiante vegetazione in cui sono immerse le diverse strutture, alberi di profumatissimo frangipane, orchidee, gelsomini. Durante la cena, abbiamo anche potuto assistere ad uno spettacolo con danze tradizionali.
La mattina successiva, sveglia all’alba, per raggiungere il vicino mercato alimentare, dove avremmo acquistato frutta, verdura, piatti già preparati, da offrire ai monaci buddisti di un vicino monastero; si tratta del tak bat, una toccante cerimonia, che si svolge sul ponte di legno che collega il monastero alla città. Qui i monaci, avvolti nelle loro tradizionali vesti color arancione, sfilano ordinatamente davanti ai fedeli e turisti e raccolgono le offerte, impartendo la loro benedizione. Un rito suggestivo, che ci ha molto emozionati.
Successiva tappa, il parco archeologico di Sukhothai, anche questo patrimonio Unesco. Per ammirare le bellezze di questo sito, erano previste due modalità: con un trenino, scelto dalla maggior parte, o in bicicletta, per un gruppo di coraggiosi, incuranti  delle temperature da bollino rosso.  All’interno del parco abbiamo potuto ammirare le rovine di molteplici edifici sacri e civili, che testimoniano la grandezza dell’antico regno siamese.
Successiva tappa, presso un sito religioso la cui attrazione maggiore è un immenso Budda sdraiato, lungo circa 96  metri; attorno, statue dorate in puro stile cinese, raffiguranti draghi ed altre creature mitologiche.
Dopo il pranzo, consumato in una tipica casa thailandese, abbiamo visitato un laboratorio ove si tingono tessuti (principalmente cotone) con il colore indaco, ricavato dalla macerazione di una particolare pianta: abbiamo seguito le varie fasi della tintura, realizzate con metodi assolutamente artigianali, al termine della quale le stoffe assumono la tipica colorazione del blu, nelle sue diverse sfumature. Un’esperienza singolare, che ci ha riportato indietro nel tempo.
A sera, arrivo a Chiang Rai, dove avremmo pernottato in un altro magnifico resort sulle rive del fiume, anche questo immerso in una rigogliosissimo intrico di meravigliose piante tropicali.
La mattina successiva, nella prima tappa, abbiamo avuto l’opportunità di ammirare due splendidi luoghi sacri, il Tempio Blu, ed il Tempio Bianco. Il primo, realizzato in tempi relativamente recenti da un visionario artista del luogo, presenta un’originale architettura, con una splendida facciata nei toni del blu (piuttosto insolita, per l’arte thailandese) e, all’interno, splendide decorazioni, con al centro una statua del Budda, ricoperta di foglie d’oro.
Altrettanto emozionante la visione del Tempio Bianco, altro magnifico complesso templare dalla originalissima architettura: un fittissimo merletto di pietra bianca, nella quale sono inseriti piccoli specchi che riflettono la luce del sole: per raggiungere la costruzione principale, occorre attraversare (senza mai voltarsi indietro, secondo la credenza popolare) un ponte che sovrasta un inquietante tappeto di mani supplicanti: le mani dei dannati, condannati alla sofferenza eterna, mentre il ponte simboleggia la via verso la porta del cielo, rappresentata, appunto, da quella  del tempio: un forte simbolismo, che richiama i principi della religione buddista.
La nostra escursione ci ha quindi condotto ad uno dei luoghi più iconici del paese, il Triangolo d’Oro, Con questo nome si identifica la zona montuosa a Nord della Thailandia, compresa tra Myanmar (ex Birmania), Laos e Thailandia.  Dalle rive del  fiume Mekong, che in quel punto si incontra con il Ruak, abbiamo potuto ammirare il triplice confine tra questi tre paesi, in uno scenario naturale di particolare bellezza.
Il Triangolo d’Oro è anche tristemente famoso per la produzione dell’oppio, Iniziata nel XVIII secolo, grazie alle estese coltivazioni di papavero, e divenuta poi un importantissimo settore di commercio per i paesi del Sud Est asiatico, come abbiamo avuto modo di comprendere, visitando il vicino Museo dell’Oppio, che racconta la storia di questa droga, le modalità della sua coltivazione e produzione, le guerre che ha scatenato, le conseguenze sociali determinate dal suo commercio. Una visita molto interessante, che ci ha chiarito aspetti poco conosciuti di questa problematica.
A bordo di scoppiettanti trattori, abbiamo quindi raggiunto, percorrendo tortuose stradine di campagna,  il ristorante gestito da una comunità locale, ove avremmo consumato un pranzo a base di piatti della tradizione, Ad attenderci davanti al locale, un gruppo di abitanti del luogo nei loro abiti tradizionali, e dolcissimi bimbi che ci offrivano piccoli disegni da loro realizzati; una rappresentanza della popolazione gentile di questa nazione, la cui amabilità, nei gesti e nell’intonazione della voce, abbiamo avuto modo di sperimentare in tante occasioni.
Nel pomeriggio, ci aspettava un lungo trasferimento in bus, per raggiungere l’ultima (ahimé…) tappa di questo emozionante tour: la città di Chang Mai, una delle più antiche e popolose della Thailandia, seconda solo alla capitale Bangkok.
A sera, l’esperienza  particolare di  una cena tradizionale, che avremmo consumato accomodati su morbidi cuscini appoggiati a terra (esperienza singolare, soprattutto tenuto conto dell’età media dei gitanti…), in un locale tipico, in cui abbiamo anche potuto assistere ad una esibizione di danze e musiche folcloristiche.
Il giorno successivo, un breve giro della città vecchia, antica capitale del regno, circondata da possenti mura, i cui resti sono tuttora visibili, e da un canale artificiale, risalenti al XIV secolo; una prima sosta, presso il tempio Wat Phra Sing. un grande complesso monastico, riccamente decorato, caratterizzato da magnifiche tetti e cupole rivestite in foglie d’oro. Un altro magnifico esempio della opulenza dell’arte e dell’architettura di questo splendido paese.
Ci attendeva, quindi, una delle esperienze più emozionanti della nostra avventura esotica: la visita del santuario degli elefanti, dove vengono accolti e curati animali salvati da situazioni di sfruttamento o maltrattamento. Appena arrivati, i rangers che si occupano del parco ci hanno fornito delle singolari divise rosse (che ci facevano somigliare al personale di un circo…), dopo di che è iniziata la nostra esaltante esperienza con questi dolcissimi e maestosi pachidermi (comunque più piccoli dei maggiori fratelli africani), che abbiamo potuto nutrire con pezzi di frutta e verdura. Li abbiamo quindi accompagnati verso uno specchio d’acqua, dove abbiamo potuto osservarli durante il loro allegro bagno, al quale ha preso parte anche qualche coraggioso del nostro gruppo, Tra schizzi e bonari colpi di proboscide, i temerari hanno provveduto a strigliargli e sciacquarli, in un’atmosfera di allegria che ha contagiato anche gli altri, che osservavano la scena dalle rive del fiume.
Rientrati alla base, abbiamo velocemente consumato un rapido spuntino offertoci dai gestori della riserva.
Nel pomeriggio, la visita ad un laboratorio dove si produce la famosa e preziosa seta thailandese, Dopo aver osservato le varie fasi della lavorazione, ci siamo spostati nella attigua rivendita, dove le signore ( ma non solo…) si sono scatenate nell’inevitabile shopping.
Quindi, abbiamo raggiunto l’ultima delle attrazioni del nostro tour: il  maestoso tempio Wat Doi Suthep, posto su un’altura che domina la città, da cui si ammira un fantastico panorama sulla città sottostante. Il complesso religioso, che ospita ancora una comunità monastica ed una scuola di meditazione, si raggiunge con una scala di 300 gradini o (scelta da noi preferita…) con una funicolare.
Anche in questo tempio, un trionfo di colori, decorazioni con foglie d’oro, Budda, raffinate pitture murali, scintillanti cupole dorate.
Con questa ultima, affascinante visita si è di fatto concluso il nostro fantastico tour.
Dopo una veloce cena in un ristorante di Chan Mai, ci siamo recati in aeroporto, per il volo di ritorno a Bangkok, da cui, la mattina seguente, dopo il pernottamento in un hotel presso l’aeroporto, saremmo ripartiti alla volta dell’Italia.
Con un commosso ed affettuoso saluto, ci siamo congedati dalla nostra simpatica Nari, che per otto giorni  ci aveva guidato con competenza alla scoperta del suo meraviglioso paese, ricco di storia, arte e natura, regalandoci esperienze uniche e splendidi  ricordi che rimarranno a lungo fissati nelle nostre menti e nei nostri cuori.