Domenica, 16 novembre, alle ore 7,45, come sempre nel massimo rispetto per l’orario fissato, ci ritroviamo al solito punto d’incontro, la via Patti: quarantasette impazienti gitanti, tra soci ed ospiti, per raggiungere la destinazione prescelta dal Consiglio Direttivo della nostra Associazione per la sempre apprezzata escursione giornaliera, alla scoperta dei tesori del nostro territorio. Questa volta, la scelta è caduta sulla cittadina di Militello in Val di Catania, conosciuta in tutta Italia per aver dato i natali al grande Pippo Baudo, mostro sacro della TV nazionale, in realtà piacevolissimo paesino ( che proprio quest’anno ha ricevuto l’ambito riconoscimento di Borgo dei Borghi, assegnato ogni anno dal programma televisivo Kilimangiaro alla cittadina più votata, per le sue bellezze artistiche, naturalistiche ed architettoniche), inserito dall’Unesco nella lista dei siti patrimonio dell’umanità, assieme ad altri centri della Val di Noto.

Il tragitto è stato molto breve ( Militello dista da Lentini poco più di 30 km) e, puntualissimi, alle 9 siamo giunti dinanzi alla Villa Comunale del paese, luogo dell’appuntamento con la giovane guida che ci avrebbe condotto alla scoperta della cittadina: il sig. Nicolò Vaccaro, che ha dato un valore aggiunto alla nostra escursione, per la sua professionalità, competenza e simpatia.
Con un breve percorso, abbiamo raggiunto
la prima tappa della nostra escursione: il vasto complesso edificato nei primi anni del 1600 dalla nobile famiglia dei Branciforti, che ospitava un vasto monastero benedettino e la Chiesa di San Benedetto . Per le sue dimensioni, il complesso monastico è il terzo maggiore della Regione, dopo quello di Catania e Monreale.
Accolti dal Parroco della Chiesa, don Luca, abbiamo iniziato la nostra visita, ammirando il luminoso interno, ad unica navata, che ospita numerosi capolavori artistici; di particolare interesse il bell’altare di marmo intagliato, e soprattutto il magnifico coro ligneo, i cui pannelli raffigurano scene della vita di San Benedetto; parimenti interessante, la bella Cappella del Santo Bambino, decorata da una fittissima serie di affreschi policromi, all’interno del quale si trova la sepoltura del nobile Francesco Branciforte.
Abbiamo quindi raggiunto il limitrofo edificio che ospitava il complesso monastico benedettino, un magnifico palazzo in stile barocco, in cui ha oggi sede il Municipio ; qui siamo stati accolti, con particolare calore, dal Sindaco, il dr. Giovanni Burtone, che ha tenuto a ringraziarci per avere scelto la sua città come meta della nostra visita, ben consapevole dell’importanza economica che il turismo può avere per un territorio segnato da un progressivo spopolamento ( in pochi anni la popolazione si è quasi dimezzata, riducendosi a circa 6.000 abitanti), per quel fenomeno di emigrazione giovanile che affligge molti piccoli paesi, soprattutto dell’entroterra.
La sala che oggi ospita il Consiglio Comunale era in origine il refettorio del monastero, poi trasformata in biblioteca; sul soffitto possono ancora ammirarsi affreschi con i simboli dell’ordine benedettino, mentre ai lati si trovano i ritratti dei nobili Francesco Branciforti e della moglie, donna Giovanna d’Austria ( nipote dell’imperatore Carlo V), e di altro nobile, il principe Carrera.
Militello, infatti, fu sede di molte ricche famiglie nobiliari, i Camerana, i Barresi, i Branciforti, i Carrera), e ciò spiega l’opulenza delle sue chiese ( se ne contano, oggi, più di 20) e dei suoi palazzi.
Tappa successiva, la Chiesa Matrice di San Nicolò e del Santissimo Salvatore, dichiarata dall’Unesco, nel 2002 , patrimonio della umanità, la cui costruzione, iniziata dopo il terremoto del 1693 (che anche qui determinò la distruzione di buona parte del patrimonio architettonico) durò circa 300 anni, concludendosi solo nei primi anni del secolo scorso con la realizzazione della cupola in cemento armato, la prima in Sicilia.
La facciata è in puro stile barocco, e richiama quella del Duomo di Noto.
L’interno è a croce latina, a tre navate: anche qui sono ospitate numerose, pregevoli opere d’arte, in parte provenienti dalla vecchia chiesa di San Nicolò, distrutta dal sisma: tra queste, la statua del Santo, la pregevole macchina lignea, raffigurante la predicazione di San Nicolò, oltre la quale è custodita la effige del Ss. Salvatore, che viene portata in processione in occasione della suggestiva festività in onore del Patrono; altra ricorrenza popolare di particolare richiamo è quella di Santa Maria della Stella; e tra i “Marianesi” e i devoti del Ss. Salvatore pare sussista una certa rivalità…
A breve distanza dalla Matrice, abbiamo raggiunto una piccola Chiesa, non sempre aperta al pubblico: quella di S. Maria della Catena: edificata nel ‘500, era originariamente al di fuori del centro del paese, adiacente alla residenza estiva della famiglia Barresi. Al suo interno, ad unica navata, una straordinaria sequenza di stucchi, raffiguranti storie della vita della Madonna nonché immagini di Sante femminili: un impressionante colpo d’occhio, per la ricchezza dei bassorilievi. Pregevole anche il soffitto ligneo settecentesco.
Il terremoto del 1693 risparmiò l’edificio ed anche tutte le sue statue, che ora appaiono bianche, ma in origine erano variamente colorate.
La Chiesa è tuttora sede di una Confraternita.
Ritornati verso la Chiesa del Ss. Salvatore, ne abbiamo visitato il sottostante Museo, ospitato nelle antiche cripte, anticamente utilizzate a scopo sepolcrale. Diverse sale, che ospitano reperti in parte provenienti da altre chiese ( alcune, non più esistenti): statue in tecnica mista ( cartapesta), opere d’arte, antichi paramenti, oggetti sacri , ex voto, argenti che formano il tesoro del Cristo Morto, un curioso trattato sul gioco degli scacchi composto dal sacerdote Pietro Carrera nel 1600; ancora visibili, in parte, gli antichi putridari.
Con una piacevole passeggiata, abbiamo quindi raggiunto la Chiesa di Santa Maria della Stella, la Vetere, fondata in epoca normanna: del vasto complesso, gravemente danneggiata dal sisma del 1693 prima, e poi da un grave incendio, oggi si può ammirare un magnifico portale gotico con un ricco ciclo di sculture rappresentanti il tripudio della Vergine Santissima ; voluta dalla famiglia Barresi come chiesa gentilizia, fu aperta al popolo nel 1517; all’interno, un’unica navata superstite, al fondo della quale si ammira un altare in pietra barocco, sopra il quale è ospitata una statua in pietra della Vergine . All’esterno, ancora visibili i resti di una grande vasca battesimale, e lungo le pareti esterne, cariatidi di figure femminili rappresentanti la fecondità.
Il tempo è volato in fretta, e si è fatta l’ora del pranzo, che abbiamo consumato in un caratteristico locale, “U Trappitu”, dove abbiamo assaporato gustosi piatti della cucina locale.
Al termine, abbiamo avuto la possibilità di acquistare la famosa mostarda, a base dei fichidindia, eccellenza del territorio, ed altri prodotti tipici.
Nel pomeriggio, ci attendevano altri interessanti appuntamenti: il primo, nel luogo ove sorgeva la residenza della famiglia Barresi-Branciforti, al quale si accedeva attraverso la porta di ingresso detta Porta della Terra; dell’antico Castello oggi non resta più nulla, se non uno dei quattro bastioni , e la fontana della Ninfa Zizza, in stile barocco, attribuita ad uno dei membri della dinastia dei Gagini, famosi scultori attivi soprattutto in Sicilia.
L’ultima tappa di questa intensa giornata è stato il Santuario di Santa Maria della Stella la Nuova, (compatrona, assieme al Ss. Salvatore, della cittadina), anch’esso dichiarato sito UNESCO.
La Chiesa fu edificata nei primi anni del diciottesimo secolo, dopo la distruzione della precedente, Santa Maria la Stella la Vetere, a causa del terremoto della Val di Noto.
Anche questa è un perfetto esempio di barocco siciliano, collocata al culmine di una scenografica scalinata: all’interno si presenta a tre navate, con raffinate colonne: sul soffitto, eleganti riquadri affrescati, che descrivono episodi della vita della Santa Vergine; molte le opere d’arte custodite al suo interno: una bellissima pala d’altare raffigurante la Natività della Vergine, opera del famoso pittore Olivio Sozzi, anch’essa incorniciata da una macchina lignea; i sarcofagi dei nobili Branciforti e Barresi: un organo del ‘700.
Ma il pezzo di maggior rilievo è sicuramente la pala d’altare ( originariamente collocata nella Chiesa di Santa Maria La Vetere) in ceramica invetriata, raffigurante la Natività, capolavoro di Andrea della Robbia, commissionata come ex voto dal Principe Barresi: al centro, si ammira la Sacra Famiglia, nella capanna di Betlemme, circondata da angeli adoranti;
nel riquadro inferiore, il Cristo risorto, tra gli apostoli e la Vergine Maria.
Un’eccezionale opera d’arte che ha suscitato in tutti noi una grandissima ammirazione .
A lato della Chiesa, un piccolo ma interessante Museo, che raccoglie pezzi di rilievo, provenienti anche da altre chiese del paese: arredi sacri in argento, il corredo, in oro ed argento, della Statua della Madonna della Stella, ex voto, ed un polittico, raffigurante San Pietro, attribuito ad Antonello da Messina, oltre ad altri interessanti dipinti.
Con quest’ultima visita, si è conclusa la nostra escursione alla scoperta di questo piccolo centro, inaspettatamente ricco di tesori architettonici ed artistici, ed abbiamo preso la via del ritorno verso casa, forse un po’ stanchi ma sicuramente soddisfatti per la bella giornata trascorsa, come sempre in ottima compagnia, e con la consapevolezza di avere arricchito il nostro bagaglio di conoscenze

