A distanza di pochi mesi dall’ultima, meravigliosa avventura di viaggio, che ci ha fatto apprezzare il fascino e la magia della Thailandia, l’irriducibile  sete di conoscenza dei soci Archeoclub ha spinto il Presidente ed il Consiglio Direttivo della nostra Associazione ad organizzare un’altra escursione, questa volta alla scoperta dei  tesori artistici, archeologici, naturalistici, e delle tradizioni della parte meridionale della Calabria ionica, culla di quella Magna Grecia che tante testimonianze ha lasciato su questo territorio, così come per il nostro.Gruppo 2 r
Grazie ai servizi  della Pokemon, tour operator che in passato ha organizzato per noi numerose escursioni, è stato elaborato un nutrito programma di viaggio, che ha subito riscosso l’entusiasmo di una cinquantina di soci, che alle prime luci dell’alba del giorno 16 Ottobre sono partiti in autobus alla volta di Reggio Calabria, prima tappa del nostro tour.
Tra gli elettrizzati gitanti, serpeggiava tuttavia una certa apprensione, per l’allarme meteo diramato dalla Protezione Civile per la zona delle nostre escursioni ma, grazie alla buona stella che sempre ci accompagna, anche questa volta  le inquietanti previsioni meteo sono state clamorosamente smentite, e nei quattro giorni del nostro tour siamo stati accompagnati da un tempo pressoché perfetto, con un solo, brevissimo, scroscio di pioggia, nel pomeriggio del terzo giorno, che però non ha assolutamente creato intralcio ai nostri programmi.
Prima sosta, presso il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dove avremmo dovuto trovare ad accoglierci il Direttore, Dr. Fabrizio Sudano, lentinese, che, contattato dal nostro Presidente, aveva manifestato la sua ampia disponibilità all’incontro. Ma,  dovutosi assentare per un grave problema familiare, non gli è stato possibile rispettare l’impegno e, in sua vece, ci ha dato il benvenuto una funzionaria da lui incaricata, che ci ha illustrato con dovizia di particolari la storia e le principali informazioni su questo importante polo museale, nato dopo il terremoto del 1908, su iniziativa di Paolo Orsi ( archeologo a noi ben noto), che decise di raccogliere in un’unica struttura i più importanti reperti della Magna Grecia, provenienti da tutto il territorio calabrese, organizzati in diversi settori, dalla preistoria all’età romana.Castello feudale di Ardore
Divisi in due gruppi, con il supporto di una preparata guida, è iniziata la nostra esplorazione delle collezioni ospitate nell’edificio, iniziando dal pezzo forte, quello per cui il Museo è noto in tutto il mondo: i bronzi di Riace. Prima di accedere alla sala che li ospita, abbiamo dovuto sostare in un antistante locale, per abbassare le nostre temperature corporee ed evitare di danneggiare le due preziose statue, collocate in un ambiente protetto. Entrati nella sala ove sono alloggiati, si resta sempre sbalorditi dalla perfezione di questi due guerrieri, definiti Bronzo A e Bronzo B: realizzati con la tecnica della fusione a cera persa, le statue meravigliano per la incredibile perfezione dello studio anatomico e la estrema precisione e cura dei dettagli, con le quali sono stati realizzati. Rinvenuti nel mare di Riace, negli anni 70 del secolo scorso, molti enigmi irrisolti sussistono sulla loro identità, epoca e luogo di realizzazione, nonché sulla loro originaria collocazione.
Nella stessa sala, è ospitato un altro pregevole pezzo, il bronzo di Porticello, una raffinatissima testa denominata “ il Filosofo”, ciò che resta di una statua bronzea del V secolo A.C.
La nostra visita è poi proseguita nelle altre sale dell’edificio, per ammirare i reperti appartenenti alle varie epoche storiche: la preistoria, la Magna Grecia, la collezione di pinakles ( tavolette votive), la sezione di numismatica, che raccoglie monete di periodo greco, romano, bizantino.Gerace calabro r
Conclusa questa interessante visita, abbiamo ripreso l’autobus, per raggiungere la seconda tappa della giornata: il borgo di Bova, a 800 metri circa s.l.m., ai piedi del Parco Nazionale d’Aspromonte, inserito nel circuito dei borghi più belli d’Italia, capitale della cultura grecanica della Calabria, dove si parla ancora un dialetto direttamente discendente dalla lingua greca.
Prima però di iniziare la visita vera e propria, ci siamo fermati a consumare un gustoso pranzo in un locale tipico del borgo.
Nel pomeriggio, l’incontro con la guida, che ci ha accompagnato per le suggestive viuzze di questo paesino, la cui popolazione è ormai ridotta, come per tutti i comuni dell’entroterra, a poche centinaia di abitanti: l’appuntamento nella centrale piazza Roma, ove fa bella mostra di sé  una antica locomotiva a vapore.
Lungo le ripide strade del borgo ( caratteristica che contraddistingue tutti i piccoli paesi  dell’entroterra visitati) abbiamo visitato: il sentiero della civiltà contadina, lungo il quale fanno bella mostra di sé antichi attrezzi agricoli esposti lungo un panoramico percorso; la Chiesa dello Spirito Santo, di origine normanna; il Santuario di San Leo, patrono della cittadina, e infine il Museo della lingua greco-calabra, intitolato ad un filologo tedesco che dedicò profondi studi all’ originale idioma  di questa zona, singolare miscuglio di greco antico, latinismi e dialetto calabro; curioso è stato osservare i cartelli della toponomastica, espressi appunto in tre lingue, greco antico, grecanico, italiano.
Il pomeriggio volgeva ormai al termine, e il calare delle tenebre e l’alzarsi di una leggera nebbia ci ha indotto a riprendere il cammino, per raggiungere l’hotel Mediterraneo, a Roccella Ionica ( graziosa cittadina, affacciata sul limpido mare Ionio), dove avremmo pernottato per le successive tre notti e consumato colazioni, pranzi e cene.
Il giorno successivo il programma prevedeva la visita della villa romana di Casignana: accompagnati dalla guida, la simpatica e preparata Isabella, abbiamo visitato  le vestigia di questa imponente struttura, affacciata sulla splendida costa dei Gelsomini: la sua costruzione iniziò a partire dal primo secolo d.C. e proseguì nei secoli successivi sino a raggiungere il suo massimo sviluppo nel quarto secolo; si estende per circa 6000 mq e la sua vastità testimonia l’importanza e l’opulenza dei suoi proprietari, con ogni probabilità una ricca famiglia patrizia. La prima parte della visita è stata riservata alle rovine dei locali destinati al complesso termale privato: il calidarium, il tepidarium, il frigidarium, realizzati con accurati sistemi idraulici e decorati con raffinatissimi mosaici policromi; altri locali, anch’essi riccamente decorati, riguardano aree residenziali e di rappresentanza,  come la sala di Bacco ebbro e la sala delle Quattro Stagioni, nelle quali si tenevano banchetti e libagioni.
Una visita che ci ha lasciato piacevolmente sorpresi, per la inaspettata ricchezza del sito, che con ogni probabilità nasconde altri tesori , e la magnificenza delle sue decorazioni.
Con un breve tragitto abbiamo quindi raggiunto la successiva tappa della mattinata , il vicino borgo di Sant’Agata del Bianco, paese dei murales e città natale di Saverio Strati, poeta e scrittore, vincitore di un premio Campiello, presso la cui casa-museo  abbiamo ammirato il murales di Tibi e Tascia, piccoli personaggi di una sua opera; ma sulle facciate di numerosi edifici  del piccolo borgo si possono ammirare altre colorate opere di street art, che rappresentano i più disparati personaggi : la dea Artemide, Dante e Beatrice, e diversi altri, accanto a frasi e citazioni tratte da opere letterarie o musicali. Un luogo sicuramente sorprendente, per la inattesa originalità del suo percorso artistico/ letterario.
Nel pomeriggio era prevista la visita del paese di Gioiosa; ad attenderci, per accompagnarci alla sua scoperta,  tre giovani appartenenti alla locale Proloco, il cui Presidente ci ha accolto, manifestando il suo compiacimento per la nostra visita.
Lungo le caratteristiche vie del borgo abbiamo avuto modo di ammirare le eleganti facciate di antichi palazzi nobiliari e l’interno di Palazzo Amaduri, residenza della omonima famiglia nobiliare, oggi di proprietà del Comune.
All’interno dell’edificio, sale di rappresentanza , una pinacoteca nella quale sono custoditi numerosi dipinti, pale d’altare, ritratti di vescovi di Gerace, un antico presepe ed un suggestivo percorso tra opere in legno, che rappresentano ambienti e fauna tipica della zona, marina, collinare e montana.
Il nostro tour è proseguito visitando due delle numerose chiese del paese: il Santuario di San Rocco, patrono di Gioiosa, la cui festa si celebra tre volte l’anno,  l’ultima delle quali, l’ultima domenica di Agosto,  con una lunghissima e partecipata processione che attrae ogni anno decine di fedeli e turisti; e la Chiesa Matrice, intitolata a San Giovanni Battista, originariamente risalente al 1.500  e successivamente rimaneggiata in diverse epoche.
La mattina successiva, ci attendeva nuovamente la simpatica Isabella, che ci ha accompagnato a scoprire un altro tesoro archeologico di questa terra, così ricca di sorprendenti testimonianze storiche: il sito di Locri Epizefiri, uno dei più importanti della regione e del meridione tutto, dove sono stati rinvenuti reperti del periodo del bronzo e del ferro, e resti di edifici sacri , pubblici e privati di età greca, prima, e romana e bizantina, poi. Il nome Epifeziri deriva da quello del Capo Zefirio, promontorio sul quale i coloni greci della Locride stabilirono il primo insediamento, nell’ottavo secolo a.C. , prima di spostarsi nella zona dell’ attuale sito archeologico, più confacente alle esigenze dei coloni, per la sua conformazione pianeggiante. All’interno del parco archeologico, complessivamente esteso oltre  300 ettari, un piccolo Museo, a due piani, dove sono custoditi alcuni reperti rinvenuti nel corso degli scavi( iniziati agli inizi del secolo scorso da Paolo Orsi, e che continuano sino ai giorni nostri): qui sono esposti soprattutto manufatti degli artigiani locresi ( le già citate pinakles, tavolette votive in ceramica), specchi bronzei, produzioni ceramiche di varia foggia ed utilizzo, oggetti di uso quotidiano , in particolare del mondo femminile, ed elementi architettonici recuperati da edifici della città. Molti reperti sono stati tuttavia trasferiti in altri musei del territorio, in particolare in quello Nazionale di Reggio Calabria.
Conclusa la visita del Museo, abbiamo iniziato l’esplorazione dell’area esterna , e di alcuni dei settori che la compongono: alcune aree sacre, il Tempio di Zeus ( in cui si può osservare una decorazione a forma di Trinacria), i resti dell’antico porto, le vestigia della cinta  muraria che circondava l’insediamento, lunga circa 7 km, in parte ancora visibile, il quartiere degli artigiani, cosiddetto “ Centocamere”, con i resti delle botteghe e dei forni in cui venivano cotti i manufatti in ceramica,  per i quali era nota la zona.
Sulla via del ritorno verso l’albergo, dove sarebbe stato consumato il pranzo, una breve sosta presso un esercizio commerciale di Locri, per acquistare il famoso Grecanico, vino bianco da pasto e da meditazione, una delle eccellenze dell’enogastronomia del territorio.
Nel pomeriggio, sempre guidati dalla affabile Isabella,  abbiamo raggiunto il grazioso paesino  di Gerace, anch’esso annoverato  tra i borghi più belli della regione, ed anch’esso facente parte del Parco Nazionale d’Aspromonte. Suggestiva la sua visione, arrivando dalla strada che si inerpica sulla collina,  sulla quale appare abbarbicato , diviso in tre zone digradanti.
Ad attenderci al nostro arrivo, un simpatico trenino turistico, sul quale ci siamo accomodati per percorrere comodamente le ripide stradine della cittadina, ed osservare le viuzze e le costruzioni di impianto medievale, che emanano un fascino tutto particolare.
Giunti sulla parte più alta del paese, un breve scroscio di pioggia ci ha fatto aprire gli ombrelli e riparare nella vicina Chiesa di San Francesco, risalente al IV secolo, un bell’edificio in stile gotico, con un portale ad arco acuto, con decorazioni arabo-normanne, al cui interno si ammira un  soffitto a capriate lignee, ed un mirabile altare maggiore con marmi policromi intarsiati. In un piccolo locale posto dietro l’altare, si trova un  bel mausoleo in marmo bianco del nobile Nicola Ruffo di Calabria.
A poca distanza, la piccolissima chiesa di San Giovannello, edificata nel decimo secolo, attualmente di rito greco-ortodosso, e considerata la più antica Chiesa ortodossa d’Italia. Al suo interno, abbiamo avuto la fortuna di conoscere il suo “ pope”, un simpatico sacerdote , di origine russa, che ci ha piacevolmente intrattenuto, parlandoci della storia e delle tradizioni del rito ortodosso, con un entusiasmo ed un empatia non comuni. Una singolare ed originale esperienza, che ci ha sicuramente affascinato e coinvolto.
Abbiamo quindi raggiunto la Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta; l’edificio è da tempo oggetto di radicali lavori di ristrutturazione, e perciò abbiamo solo potuto brevemente osservare, entrando da una porta laterale, il vasto interno, e le colonne di marmo che lo circondano, tutte dissimili, sovrastate da capitelli di diversa foggia, probabilmente perché provenienti da edifici sacri di vicini insediamenti greci; di proporzioni davvero imponenti, è facile immaginare la sua magnificenza, quando i lavori saranno terminati.
Adiacente al cantiere della Cattedrale, il Museo Diocesano, in cui sono custoditi preziosi arredi e suppellettili sacri, sculture lignee, antichi paramenti liturgici, ed un magnifico arazzo di fattura fiamminga,  raffigurante  una scena di caccia,  recentemente restaurato e riportato all’antico splendore.
Dopo una breve passeggiata tra le incantevoli viuzze del borgo, che alla luce dei lampioni apparivano ancora più  suggestive, abbiamo ripreso l’allegro trenino, che ancora una volta ha risvegliato il nostro animo fanciullesco.
Ripreso l’autobus, siamo tornati verso l’hotel, facendo tuttavia  una breve sosta presso un’azienda agricola di Roccella, per degustare ed acquistare prodotti a base del rinomato bergamotto calabrese, eccellenza del territorio: biscotti, liquori, essenze, torroncini, tutti al profumo intenso di questo agrume, tipico della regione.
In men che non si dica, siamo arrivati alla domenica, l’ultimo dei quattro giorni di questa intensa escursione: ma prima del ritorno, ci aspettava ancora una simpatica esperienza: la visita del paesino di Ardore. Qui, accompagnati dall’entusiasmo del sig. Carmine, giovane guida appassionato della propria terra, abbiamo visitato i ruderi del Castello, testimonianza storica di quel feudo di cui la famiglia dei Gambacorta  fu tra i principali esponenti.
L’edificio, a base quadrangolare,  aveva in origine quattro torri cilindriche ai rispettivi lati; oggi, però, è visibile solo quella sul lato meridionale, con una splendida vista sulla vallata sottostante e sul mar Ionio.
Il fortilizio è stato di recente sottoposto a lavori di restauro, che hanno consentito di aprire al pubblico un ampio locale al piano terra, in cui erano a suo tempo ospitate le stalle e le cisterne per la raccolta delle acque , e uno spazio superiore, in cui oggi si tengono  anche eventi pubblici e privati.
Tornati sulla piazza principale del borgo, abbiamo visitato la  Chiesa Matrice, intitolata a San Leonardo : di un certo interesse,   l’altare  in marmo policromo, ed il dipinto sovrastante , che raffigura la cena a casa del fariseo, con la Maddalena che lava i piedi a Gesù.
Con questa ultima visita si è di fatto conclusa la nostra avventura calabrese: subito dopo pranzo, infatti, abbiamo lasciato l’hotel per tornare alle nostre case, forse un po’ stanchi, ma sicuramente soddisfatti anche per quest’ultima piacevole esperienza, che ci ha dato modo di conoscere ed apprezzare un territorio ricco di bellezze naturali ed artistiche, forse anche inattese, di piccoli, deliziosi borghi che cercano di opporsi al progressivo spopolamento, di genti orgogliose del proprio territorio e delle proprie tradizioni, che si sforzano di mantenere a dispetto delle difficoltà comuni a tutte le realtà meridionali.