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Il Castello Eurialo di Siracusa

Domenica 25 gennaio, i soci dell’Archeoclub di Lentini, puntualmente accompagnati dalla presidente, prof.ssa Maria Arisco, e magistralmente guidati dalla dott.ssa Mariella Musumeci, direttore del Museo Archeologico di Lentini e del Parco Archeologico “Leontìnoi”, hanno visitato il Castello Eurialo di Siracusa.

Situato nei pressi di Belvedere, piccolo borgo alla periferia della città, sulla parte più alta dell’altopiano di Epipoli, certamente in un punto panoramico eccellente, ammirato e descritto già dai viaggiatori del XVIII secolo, oggi guastato, purtroppo, da una cortina di edifici e da inopportuni insediamenti industriali che aggrediscono e deturpano il paesaggio, fu costruito da Dionisio I in appena sei anni (402-397 a.C.), formidabile difesa contro i Cartaginesi, che in quegli anni minacciavano la supremazia di Siracusa nella Sicilia orientale e contro gli eventuali tentativi di rivalsa di Atene, già sconfitta nel 414 a.C.

Imponente e maestoso, così come venne concepito e realizzato, è certamente la più completa opera militare della Magna Grecia. Il suo nome sembra derivare dal termine greco Euryelo (testa di chiodo) o Euervelos (chiodo dalla larga base).

Fu più volte modificato, anche radicalmente, per adattarlo alle sempre nuove esigenze dell’arte bellica ed ebbe l’ultima trasformazione in età bizantina, quando, dinanzi alla minaccia degli Arabi, si restaura in parte la vecchia fortezza greca e si ricostruisce ex-novo il lato est. Protetto da tre fossati, a nord, scavati nella roccia allo scopo di rendere impossibile qualsiasi attacco frontale e da un quarto, al sud, là dove il pendio meno ripido rendeva più vulnerabile il fortilizio e da potenti mura che completavano il sistema difensivo, il castello era di fatto inespugnabile. Una grande porta d’ingresso a tenaglia (Tryplon), formata in effetti da tre porte e difesa da più torri, costituiva uno sbarramento inaccessibile.

Oggi, così come è giunto a noi, appare costituito da due parti: una rettangolare avanzata verso ovest e un’altra trapezoidale a est. La prima, successiva al periodo greco, ha sulla parte frontale cinque torri in parte crollate, probabilmente piattaforme per catapulte; la seconda, di forma irregolare, ampia e articolata, ha al suo interno tre grandi cisterne, che assicuravano il rifornimento idrico in caso di assedio, e a sud-est una grande torre di avvistamento, alla quale si saldano le mura dell’Epipoli, la parte meridionale di quella straordinaria cinta muraria, voluta proprio da Dionisio I, che chiudeva, con un perimetro di 22 km., tutta la città. Ancora, una complicata rete di gallerie e corridoi sotterranei, ingegnoso sistema di difesa e di occultamento, collega le varie parti del maniero.

Un piccolo “Antiquarium”, all’ingresso del sito, oggi in fase di sistemazione, raccoglie materiale di scavo, che in misura maggiore è esposto presso il Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa.

Ma se il Castello Eurialo stupisce per la sua magnificenza, Siracusa è tanto di più.

Fondata da un gruppo di Corinzi guidati da Archia nel 734 a.C., seconda colonia greca di Sicilia dopo Naxos (Calcidesi, 735 a.C.), là dove era già presente un abitato indigeno risalente al XIV sec. a.C., il suo nome sembra risalire alla vicina palude Syraka (termine siculo), odierna zona di Pantanelli.

La città cresce rapidamente, diventa sempre più ricca e potente, fonda sub colonie (Akrai, 664 a.C.; Casmene, 643 a.C.; Camarina, 598 a.C.), manifesta subito una politica espansionistica.

Ma dissidi interni e lotte intestine per il potere la consegnarono a Gelone (485 a.C.), tiranno di Gela, che tuttavia, così come il suo successore Ierone, assicurò alla città uno straordinario periodo di prosperità.

Tornata nel 466 a.C. al governo democratico, allargò la sua influenza a quasi tutta la Sicilia.

Entra in conflitto con Atene, durante la guerra del Peloponneso (415-413 a.C.), che duramente sconfisse, e poi con Cartagine, contrastandone la ingombrante presenza. Neutrale nel corso della prima guerra punica, avversaria di Roma e alleata di Cartagine nella seconda, fu espugnata dal console Marcello nel 212 a.C., dopo due anni di assedio e di strenua resistenza, cui contribuì la genialità di Archimede. Entrata nell’orbita di Roma, di fatto inizia una lenta decadenza, che raggiunge l’apice, come ci racconta Cicerone, con le spoliazioni e le ruberie del suo patrimonio artistico da parte di Verre, propretore della Provincia di Sicilia dal 73 al 71 a.C.

 



Ultimo aggiornamento (02-03-17)

 
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