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Approfondire la conoscenza per valorizzare le risorse

Incontro con Carlo Maci

Reporter per caso, ed una tantum, su invito del nostro Presidente. Descrivo alla meglio la bellissima serata che si è svolta venerdì scorso (15 novembre) alla Biblioteca comunale di Lentini promossa dall’Archeoclub su un tema sempre attuale: la conoscenza di Lentini e del suo territorio. L’occasione è data dall’incontro con Carlo Maci, autore del libro “Conoscere Lentini. Guida alla scoperta della città e del suo territorio”. L’incontro è stato introdotto dal Presidente, prof. Pippo Cosentino, il quale ha ribadito l’impegno costante del nostro Club Service per una sempre più puntuale e approfondita conoscenza della nostra città, del suo territorio e delle sue bellezze. Infatti, solo dalla conoscenza può nascere l’amore per i nostri beni culturali ed archeologici e il desiderio di tutelarli e valorizzarli. Il Presidente ha comunicato, con legittima e meritata soddisfazione, la decisione del FAI - Fondo Ambiente Italiano di rifinanziare, con 10.000 euro, un secondo intervento nella Chiesa rupestre del Crocifisso, che sarà rivolto al restauro del Cristo Pantocratore, affresco del XIII secolo, che versa in un pessimo stato di conservazione. È un risultato di cui si può andare sicuramente fieri. Non capita tutti i giorni che il FAI finanzi, e a distanza di poco tempo, due interventi sullo stesso bene culturale. L’unica spiegazione è che il FAI ha voluto premiare la dedizione e l’impegno, che l’Archeoclub di Lentini insieme alle altre associazioni del comitato “Leontinoi nel cuore” ed a tutta la comunità di Lentini, Carlentini e Francofonte, hanno messo nella valorizzazione della chiesetta rupestre per farla diventare un vero “luogo del cuore”, nel quale si potesse riconoscere l’intero territorio. Non è un caso che il Presidente abbia potuto annunciare che domenica prossima una decina di ragazzi della scuola media Riccardo da Lentini farà da guida ai visitatori per fare apprezzare loro gli straordinari tesori della chiesetta. Subito dopo la parola è passata al relatore, che, con una prolusione interessante e coinvolgente, ha dimostrato non solo il profondo amore che lo lega alla città ma anche una competenza non comune sulla materia. Con il suo libro, Maci ha voluto colmare una lacuna, la mancanza – come egli stesso scrive – di una specifica “pubblicazione che potesse guidare i visitatori alla scoperta di quei piccoli tesori, che forse neanche gli stessi lentinesi, purtroppo, conoscono a fondo”. Si tratta dunque di una guida: “agile ma puntuale, di facile approccio ma dalle notizie rigorose”, come scrive nella presentazione il prof. Paolo Giansiracusa. Alle spalle c’è uno studio rigoroso, “un lavoro immane di ricognizione e di ricerca” (…), senza il conforto di studi già avviati” (ancora Giansiracusa). Carlo Maci ha giustamente parlato poco del suo libro, perché esso non va raccontato ma deve essere letto e soprattutto vissuto. Bisogna abbandonare il divano e visitare i luoghi che l’autore descrive nel libro. Potrebbe essere interessante ricavarne degli itinerari da percorrere con i nostri soci. Non sono, infine, mancate alcune “chicche” con le quali Maci ha incantato la folta platea. Affascinante la descrizione di alcune tele situate nella Chiesa Madre di Lentini, ed in particolare quella posta nella navata laterale di destra, subito dopo l’ingresso nella sacrestia, nel grande altare delle anime del purgatorio, che raffigura appunto la “Messa in suffragio delle Anime del Purgatorio” (olio su tela, inizi sec. XVII), officiata, secondo un’interpretazione originale e documentata del relatore, dal lentinese Paolo Bellardita, vescovo di Lipari, e non invece da un vescovo della famiglia Candido, feudataria lentinese. Infine, Carlo Maci ha parlato, con grande passione, del “Castellaccio”, della torre triangolare (triquetra arx) ancora oggi ben visibile, dei resti delle altre due torri che occhi esperti potrebbero individuare se le erbacce non le rendessero pressoché invisibili, del rinvenimento, durante un’operazione volontaria di pulizia, del capitello di una bifora. Ha inoltre illustrato l’ipotesi di un probabile impianto planimetrico del Castellaccio da lui stesso elaborata, che avrebbe tuttavia bisogno di conferme in loco. Ed è la ragione per la quale il relatore ha sollecitato con forza l’avvio di una nuova campagna di scavi e di ordinaria manutenzione dei luoghi per sottrarre finalmente all’incuria e al degrado questo importante monumento. Ci auguriamo, concludendo, che anche questa iniziativa possa contribuire ad accendere un grande riflettore sul Castellaccio, nell’ambito della campagna nazionale dell’Archeoclub “SALVIAMO I CASTELLI”.

 
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