Giovedì, 18 Agosto 2022
Un gallo ad Esculapio
Ritorna l’autunno ( ma solo sul calendario: in realtà l’estate sembra non voler abbandonare più la nostra bella isola…..), e proseguono a spron battuto le iniziative organizzate dalla nostra Associazione. A pochi giorni dalla sua brillante lectio magistralis sul diciassettesimo canto del Paradiso dantesco, il prof. Alfio Siracusano ( per il cui corposo curriculum si fa riferimento alla precedente relazione) è stato il protagonista dell’incontro che si è tenuto Martedì 21 Settembre, sempre presso il salone di Palazzo Beneventano, per presentare Il suo ultimo lavoro letterario, “ Un gallo ad Esculapio “.
Pubblico Il gallo ad EsculapioAnche questa volta, l’iniziativa si è tenuta in presenza ( sempre nel rispetto della normativa anti-Covid), nonché in streaming, sui canali social dell’Archeoclub e di Leontinoi 2021, organizzatore degli eventi per ricordare la fondazione greca della nostra città, ai quali, come noto, la nostra Associazione ha aderito con iniziative di particolare spessore.
Il sig. Alfio La Ferla, in qualità di rappresentante del suddetto Comitato, ha dato avvio alla serata, ringraziando i relatori ed i numerosi intervenuti - soci e graditi ospiti - e anticipando i prossimi appuntamenti: nella mattinata del prossimo 24 Settembre, al Castellaccio, la cerimonia per l’intitolazione del sito stesso all’avv. Alfio Sgalambro, figura preminente della cultura del nostro territorio ( al quale, peraltro è intitolata la nostra Sede), mentre nel pomeriggio della stessa giornata una conferenza, sempre    organizzata dall’Archeoclub,  tenuta  dal  prof. Franco Valenti, “ La Città del Leone”, sul tessuto urbanistico della nostra città nel periodo che va dal post-terremoto del 1693 al 1860. Infine, il 25 Settembre, la presentazione di una pubblicazione di Alfio Aurora, dal titolo “ Ciauro”.
Il nostro Presidente, prof. Pippo Cosentino, ribadita la valenza delle iniziative in precedenza illustrate, ha anticipato il sostegno della nostra Associazione alla candidatura di Siracusa a Capitale italiana della cultura per l’anno 2024, in considerazione degli intuibili benefici che potrebbero derivare a tutto il territorio della Provincia: e tra le proposte che la nostra Associazione andrà ad avanzare e sostenere, quella dei Teatri di Pietra, di cui è ricco tutto il nostro territorio, che, ponendo al centro la valorizzazione dei siti archeologici e monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo, può costituire un richiamo unico, e dare quindi maggior forza alla candidatura di Siracusa. 
Il prof. Cosentino ha ricordato quindi come il forte impegno di tutta la comunità abbia consentito eccellenti risultati nella tutela e valorizzazione di un gioiello come la Chiesa Rupestre del Crocifisso, ma ha ribadito anche la necessità che questo impegno non si concluda con il completamento dei lavori di restauro di questo e di tutti i siti oggetto di recupero, ma prosegua per consentire alla collettività di fruire con continuità dei beni ripristinati.
Il Prof. Cosentino ha poi accennato brevemente al tema principale della pubblicazione del prof. Siracusano ( che tratta della vicenda di Socrate), che si può sintetizzare nella esaltazione della libertà e della coerenza delle proprie azioni, ed ha presentato i relatori: l’autore, prof. Alfio Siracusano, figura ben nota ai soci dell’Archeoclub, ed il prof. Emilio Galvagno, insigne grecista, con un nutrito curriculum di incarichi di docenza presso prestigiose università italiane, autore di numerose pubblicazioni e studi in materia di storia e storiografia greca.
Quest’ultimo ha preso la parola, manifestando il proprio compiacimento per la sua partecipazione ad un evento di tutto rilievo, esprimendo la propria stima per la figura del Prof. Siracusano, definendolo intellettuale “ organico”, ovverosia non chiuso nei suoi studi ed avulso dalla realtà, bensì funzionale alla società in cui vive; ciò traspare da tutti i suoi scritti, da cui emerge anche il profondo attaccamento alla sua città ,alla quale, peraltro, è dedicato il libro, che è non solo la storia di Socrate, ma un manifesto etico e culturale del pensiero dell’autore.
Socrate, come Cristo, non ha mai scritto una pagina, noi lo conosciamo solo attraverso i dialoghi di Platone: ha ispirato pensatori ed artisti ( Raffaello, David), ma di lui non abbiamo alcuna testimonianza diretta.Relatori Il gallo ad Esculapio
Nella tradizione, Socrate viene presentato come un martire, in quanto pagò con la morte il suo pensiero rivoluzionario rispetto a quello dell’ epoca: la sua concezione filosofica condizionerà tutto il pensiero successivo, limitando, secondo il prof. Galvagno, la ricerca scientifica, in quanto concentra l’attenzione sulla interiorità dell’uomo, spostandola da ciò che lo circonda.
Quello che sappiamo della vita e del pensiero di Socrate, è ciò che è stato riportato nei loro scritti da Platone e Senofonte, suoi allievi.
Per il prof. Galvagno, la principale chiave di lettura del libro di Siracusano è l’etica e la coerenza morale, entrambi temi di estrema attualità nel mondo moderno : la virtù per Socrate non è cosa astratta, ma espressione concreta del proprio essere uomo, e si riflette quindi nel servizio alla collettività: è “ politica”, quindi, intesa nel senso più alto della parola, lontanissimo dalla accezione negativa che spesso noi oggi le attribuiamo.
Nel Gorgia, Platone descrive le altissime virtù di coerenza ed onestà di Socrate, vittima senza colpa, come Gesù Cristo, di processi esclusivamente politici, senza alcun fondamento di colpevolezza.
Ma, accusato di corrompere i giovani, e non rispettare gli Dei, la sua coerenza lo portò ad accettare una condanna a morte ingiusta, e a non sottrarsi alla sua esecuzione ( come avrebbe potuto agevolmente fare), per rimanere fedele alle leggi, anche se inique.
In conclusione, il grande messaggio del libro del prof. Siracusano è la grande dirittura morale e coerenza etica del personaggio Socrate ; come lui, solo poche altre figure di altissimo rigore, come Seneca, il vescovo Tommaso Moro, Campanella, Giordano Bruno, Galilei, e in tempi vicini, Matteotti, Sturzo, Gramsci.Una lezione di rigore, da non dimenticare.
Ha quindi preso la parola il prof. Siracusano, che ha ringraziato il prof. Galvagno per la sua lusinghiera presentazione.
L’autore ha ricordato di aver dedicato le sue precedenti pubblicazioni ai nipoti; ma questa volta la dedica alla sua città è motivata dal desiderio di etica e coerenza anche per lei, con l’augurio che Lentini possa raccogliere l’eredità morale di Socrate. 
Si è soffermato quindi sulla contrapposizione fra i sofisti e Socrate: quest’ultimo, testimone di una dirittura morale non comune, mentre i primi riuscivano con la parola a ribaltare i fatti, ed a rendere accettabile anche l’inaccettabile.Socrate si difese sapendo che la sua difesa lo avrebbe fatto condannare, e non volle comunque sfuggire alla pena di morte, per non disobbedire alle leggi della sua coscienza.
Altro aspetto di grande rilevanza del suo libro è la condanna senza appello della guerra, l’ipocrisia della politica, e della immoralità degli uomini, alla quale si sono da sempre opposti gli uomini giusti, citando, a questo proposito, Gramsci, Matteotti o Bruno.
In estrema sintesi, il suo libro vuole essere una testimonianza di ammirazione per la coerenza etica del personaggio, e la dedica alla sua Città esprime, come già detto, l’auspicio di una vera rinascita morale.
La serata è giunta così al termine con i saluti del Presidente, che ha fatto dono ai relatori di una copia dei “Quaderni del Mediterraneo “, nel quale è stata pubblicata un’interessante ricerca sulla Grotta del Crocifisso.
Ma prima della conclusione dell’incontro, il Prof. Siracusano ha voluto svelare la motivazione dello strano titolo del suo libro ( che in precedenza il Prof. Cosentino gli aveva chiesto, senza ottenere risposta) : dopo aver bevuto la cicuta , in punto di morte, Socrate prega un suo discepolo di sacrificare un gallo ad Esculapio, dio della medicina. All’epoca, i sacrifici venivano fatti per ringraziare il dio di una guarigione ottenuta, quindi, della salvezza. In questo caso, invece , per Socrate la salvezza era la morte, che lo sottraeva ad una vita ormai gravosa, e lo rendeva finalmente libero.Anche questa serata si è rivelata una bella occasione di incontro e di riflessione, nel solco della tradizione Archeoclub.